Bologna, 14 gennaio 2012, Piazza Galvani n. 1
Colgo l’occasione di una visita guidata dalla dott.ssa Paola Foschi, che ci ha illustrato le origini dell’archeologia a Bologna nelle raccolte dell’Archiginnasio, attraverso la mostra dal titolo Quell’amor d’antico, da lei curata con Arabella Riccò, per una rivisitazione di questo stupendo palazzo bolognese.
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Il palazzo dell’Archiginnasio fu costruito fra il 1562 ed il 1563 per volere del Legato pontificio di Bologna, il cardinale Carlo Borromeo (vedi la dedica in foto n. 24), e del Vicelegato Pier Donato Cesi, su progetto dell’architetto bolognese Antonio Morandi detto Terribilia, con lo scopo, nel clima culturale del Concilio di Trento,
di dare una sede unitaria all’insegnamento universitario fino allora disperso in varie sedi. Il palazzo presenta all’esterno un lungo portico di 30 arcate (foto n. 1) e si articola in due piani intorno ad un cortile centrale a doppio ordine di logge. Due ampi scaloni conducono al piano superiore che presenta 10 aule scolastiche (oggi non visitabili poichè costituiscono i depositi principali di libri della Biblioteca) e due aule magne poste alle estremità del fabbricato, una per gli Artisti (oggi Sala di lettura della Biblioteca) e una per i Legisti (detta in seguito anche Sala dello Stabat Mater). Le pareti delle sale, le volte degli scaloni e dei loggiati sono fittamente decorate da iscrizioni e monumenti celebrativi dei maestri dello Studio e da circa 7.000 stemmi e iscrizioni in onore dei professori e con nomi di studenti. L’edificio cessò la sua funzione universitaria nel 1803; dal 1838, dopo essere stato per alcuni anni scuola elementare, è sede della Biblioteca più grande dell’Emilia-Romagna,
che conserva importanti testi nelle discipline storiche, filosofiche, politiche, letterarie, artistiche, biografiche e bibliografiche ed una sviluppata sezione dedicata alla cultura bolognese. Al piano terreno alcune delle antiche aule sono occupate dalla Società Medica Chirurgica e dall’Accademia di Agricoltura.
Al centro, nel lato orientale del cortile, davanti al portone d’ingresso, si trova la Cappella di S. Maria dei Bulgari (foto a fianco), il cui nome ricorda quello di una chiesa che sorgeva “in curia Bulgari”, cioè presso le case del celebre giurista Bulgaro (XII secolo).
Al piano superiore del palazzo sono collocate le antiche sale di studio dei legisti (studenti di giurisprudenza) e degli artisti (studenti di altre materie): le corrispondenti aule magne sono la Sala dello Stabat Mater e la Sala di Lettura dell’odierna Biblioteca Comunale. Sia i legisti che gli artisti disponevano di dieci aule, ma quelle dei legisti, considerati “studenti di serie A” e un po’ snob, erano tutte disposte lungo il corridoio principale. Legisti ed artisti salivano al primo piano mediante due scaloni distinti (vedi foto n. 8 e n. 9), giacché non intendevano in alcun modo mescolarsi.
Al primo piano del palazzo troviamo anche il Teatro anatomico, costruito su progetto di Antonio Paolucci detto il Levanti, nel 1637. E’ una sala dedicata allo studio dell’anatomia costruita in legno d’abete e decorata con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici (Ippocrate, Galeno, Fabrizio Bartoletti, Girolamo Sbaraglia, Marcello Malpighi, Carlo Fracassati, Mondino de’ Liuzzi, Bartolomeo da Varignana, Pietro d’Argelata, Costanzo Vagoli, Giulio Cesare Aranzio e Gaspare Tagliacozzi, precursore della rinoplastica e la sua statua, sulla parete opposta alla cattedra -foto n. 47- raffigura il medico che regge in mano un naso. In alto, sopra le statue, venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese. Il soffitto a cassettoni, realizzato nel 1645 da Antonio Levanti, è decorato con figure simboliche rappresentanti quattordici costellazioni e al centro Apollo, nume protettore della medicina. La cattedra del lettore, che sovrasta quella del dimostratore, è fiancheggiata da due statue dette “Spellati” (foto n. 44-46), scolpite nel 1734 su disegno di Ercole Lelli, famoso ceroplasta dell’Istituto delle Scienze. Sopra al baldacchino una figura femminile seduta, allegoria del’Anatomia, riceve come omaggio da un putto alato non un fiore, ma un femore.


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